Il Maschio Angioino di Napoli: storia, cosa vedere, orari e come arrivare

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Il Maschio Angioino è uno storico castello medievale e rinascimentale, nonché uno dei simboli della città di Napoli. Di seguito tutte le informazioni.

Il Maschio Angioino sorge su piazza Municipio ed è sede della Società napoletana di storia patria e del Comitato di Napoli dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano,ospitato nei locali della SNSP. Nel complesso è situato anche il museo civico, cui appartengono la cappella palatina e i percorsi museali del primo e secondo piano. E’ anche sede della Fondazione Valenzi.

 

il maschio angioino visto da fuori

Storia

La costruzione si deve all’iniziativa di Carlo I d’Angiò, che nel 1266, sconfitti gli Svevi, salì al trono di Sicilia e stabilì il trasferimento della capitale da Palermo alla città partenopea.

La residenza reale di Napoli era stata fino ad allora Castel Capuano, ma l’antica fortezza normanna venne giudicata inadeguata alla funzione e il re volle edificare un nuovo castello in prossimità del mare.

Personaggi storici che hanno soggiornato nel castello

Il Maschio Angioino, nel corso della sua storia, è stato utilizzato più volte come residenza temporanea per ospitare illustri personaggi recatisi a Napoli ospiti della corte reale o in visita ufficiale.

Tra le principali personalità citiamo: Giovanni Boccaccio, Giotto, Papa Bonifacio VIII, Papa Celestino V, Francesco Petrarca.

Con l’ascesa al trono di Roberto il Saggio, nel 1309, il castello, da lui ristrutturato e ampliato, divenne un notevole centro di cultura, grazie al suo mecenatismo e alla sua passione per le arti e le lettere: il Maschio Angioino ospitò importanti personalità della cultura del tempo, come i letterati Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Giotto venne chiamato per la Cappella Palatina.

Gli Aragonesi

Alfonso d’Aragona, che aveva conquistato il trono di Napoli nel 1443, volle stabilire nel castello la funzione di centro del potere regale. Per cui la fortezza venne completamente ricostruita nelle forme attuali

Le cinque torri rotonde, quattro delle quali inglobavano le precedenti torri angioine a pianta quadrata, più adatte a sostenere i colpi delle bocche da fuoco dell’epoca, ribadivano il ruolo difensivo del castello.

Sala dei Baroni (sede del Consiglio Comunale di Napoli)

La Sala dei Baroni, nata come “Sala del Trono”, è la sala principale del Maschio Angioino.

La sala prenderà il nome di “sala dei Baroni” dal fatto che intorno al 1487 alcuni dei baroni che congiurarono contro Ferrante I d’Aragona, furono da lui invitati in questo luogo, con la scusa di dover celebrare le nozze della nipote. In realtà questa era nient’altro che una trappola; i baroni presenti furono invece arrestati e messi subito a morte.

E’ collocata all’angolo della torre “di Beverello”. Sul lato rivolto verso il mare, tra due finestre crociate aperte verso l’esterno, si trova un grande camino, sormontato da due palchi per musicisti.

sala dei baroni comune di napoli

La sala, sebbene danneggiata da un incendio nel 1919, conserva ancora il suo antico aspetto.  Fino al 2006, inoltre, ha ospitato le riunioni del consiglio comunale di Napoli.

La scala catalana (Torre Beverello)

La scala interna ad ognuna delle torri, è chiamata volgarmente scala catalana. La stessa porta sul tetto del castello, dove in passato venivano poste le vedette di guardia per controllare dall’alto un eventuale arrivo dei nemici.

Sul lato settentrionale si apre, presso la torre “di Beverello“, una delle finestre crociate della “sala dei Baroni”; mentre altre due finestre si affacciano sul lato orientale, una verso il mare e l’altra, lungo la parete di fondo della “cappella palatina”, con monofora tra due strette torri poligonali. Protetto dall’altra torre angolare detta “dell’Oro”, segue poi un corpo di fabbrica avanzato che, in origine, sosteneva una loggia e un tratto rientrante con due logge sovrapposte.

Arco trionfale

Tra le due torri che difendono l’ingresso venne eretto un arco di trionfo in marmo, destinato a celebrare il ricordo dell’ingresso di re Alfonso nella capitale, quest’ultimo scolpito sul punto più alto dell’arco. Sull’attico si possono ammirare le statue delle quattro virtù (Temperanza, Giustizia, Fortezza e Magnanimità), collocate entro nicchie.

Cappella palatina

Sul lato del castello rivolto al mare si affaccia la parete di fondo della “Cappella palatina, unico elemento superstite del castello angioino trecentesco. Sebbene danneggiata nel terremoto del 1456, la cappella è stata in seguito restaurata.

Gli affreschi che occupano la parete destra della cappella, invece, sono effettuati da Maso di Bianco e presentano richiami alla cultura gotico-avignonese. Quelli sulla parete sinistra, invece, sono di altri artisti fiorentini.

L’interno fu affrescato inoltre anche da Giotto verso il 1330, che riprendeva le Storie del Vecchio e Nuovo Testamento. La cappella raccoglie, infine, pregevoli sculture effettuate da artisti che lavorarono anche all’arco trionfale di Alfonso di Aragona .

Sala dell’Armeria

La Sala è situata alla sinistra della cappella Palatina, al livello inferiore rispetto alla sala dei Baroni.

Cappella delle Anime del Purgatorio

L’interno presenta una decorazione barocca con affreschi e dipinti su tavola racchiusi in cornici di stucco e legno dorato. Sull’altare maggiore, vi è posta la tela dipinta da un seguace di Girolamo Imparato e Giovanni Angelo D’Amato.

La cappella veniva utilizzata principalmente per offrire ai condannati a morte i sacramenti prima di essere giustiziati ed ivi risulta essere sepolto Giovanni, il fratello di Masaniello.

Cappella di San Francesco di Paola

Piccola cappella risalente al XV secolo alla quale si accede tramite la sala Carlo V, al primo piano del castello. La denominazione è data dal fatto che questa ospitò San Francesco di Paola durante un viaggio per Parigi.

Le uniche testimonianze dell’epoca, rimaste nella sala, sono rappresentate da alcune decorazioni in stucco dorato, da due affreschi sulla parete sinistra provenienti dal chiostro di Santa Maria Donnaregina Vecchia e dalla presenza di tre dipinti di Nicola Russo; la Visitazione, l’Annunciazione e il Viaggio di Maria Betlemme.

Prigioni

I sotterranei sono costituiti da due zone situate nello spazio che si trova sotto la Cappella Palatina: la fossa del coccodrillo e la prigione dei Baroni.

La fossa del coccodrillo, detta anche del miglio, era il deposito del grano della corte aragonese, ma era usata anche per segregare i prigionieri condannati a pene più severe. Un’antica leggenda narra di frequenti e misteriose sparizioni dei prigionieri a causa delle quali fu incrementata la vigilanza.

Museo civico

All’interno del Maschio Angioino è presente un percorso museale inaugurato nel 1990 che inizia dalla trecentesca cappella Palatina passando poi per la sala dell’Armeria fino ad arrivare al primo e secondo livello del castello, questi ultimi destinati alla pittura ed alla scultura.

Sono presenti dipinti di importanti artisti caravaggisti come Battistello Caracciolo e Fabrizio Santafede, e di importanti esponenti del barocco napoletano, come Luca Giordano, Francesco Solimena e Mattia Preti.

Biblioteca della Società napoletana di storia patria

Al II piano ed al III piano è presente la Biblioteca della Società napoletana di storia patria. La biblioteca possiede fondi librari, iconografici, documentari e pergamenacei. È una biblioteca privata, quindi l’accesso è regolato da norme fissate dallo Statuto e prescritte nel Regolamento.

Informazioni per la visita al Maschio Angioino

  • Indirizzo: Zona porto, Piazza Municipio
  • Come arrivare: a piedi nel centro. Linea 1 Metro, fermata Municipio
  • Orari di apertura: 9-19. Chiuso la domenica.
  • Costo del biglietto: intero 6 e, ridotto 3 €