Loro 2: recensione del film su Silvio Berlusconi

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Loro 2 è il noto film di Paolo Sorrentino dedicato a Silvio Berlusconi. La recensione di questo prodotto cinematografico ci svela una figura di Silvio Berlusconi vista dal lato prettamente umano.

Contemporaneamente il regista ci propone l’aspetto pubblico del leader di Forza Italia, presentandolo in maniera molto sfaccettata e comprendendo anche episodi poco edificanti, come quelli che riguardano le olgettine e la compravendita di senatori.

La precedente versione del film, Loro 1, era ispirata ad un senso di tristezza che veniva negata ad ogni costo.

Invece in Loro 2 assistiamo fin dalla prima scena ad un senso di inquietudine, che ci presenta Berlusconi alle prese con il tentativo di salvare il suo matrimonio e la carriera.

loro 2 il film su silvio berlusconi con toni servillo

Quello che abbiamo di fronte è un ex Presidente del Consiglio che si accorge di come la giovinezza stia passando in maniera inesorabile.

Ma lui non vuole rinunciare a questo tempo passato. Per questo a volte il tutto assume toni caratteristici, che potremmo definire quasi patetici e impregnati di profonda tristezza.

Basti pensare in questo senso alla scena in cui una delle sue invitate afferma che Berlusconi ha lo stesso alito, né profumato né maleodorante, che ricorda in tutto e per tutto quello di suo nonno.

Silvio Berlusconi in Loro 2: “Noi siamo venditori”

E forse il senso ultimo della recensione di Loro 2 potrebbe ritrovarsi perfettamente in quella frase che ad un certo punto del film afferma. Dice espressamente “Noi siamo venditori”. Riferendosi a se stesso, pronuncia queste parole, che lasciano intendere anche in questo caso un senso di tristezza.

Secondo il personaggio di Berlusconi, così come viene interpretato nel film, l’essere venditori implica anche delle conseguenze ben precise. Si tratta di essere soli e persuasori.

Il primo concetto viene messo qualche volta da parte, proprio per non avvertire un senso di tristezza. Ad un certo però è inevitabile riprendere questa definizione, perché essa ritorna alla nostra mente.

loro 2 con toni servillo film su silvio berlusconi

E sono anche gli altri personaggi che fanno da contorno alla figura di Berlusconi a mettere l’accento su questo concetto di tristezza.

In una scena del film l’ex leader di Mediaset si trova a cena con Mike Bongiorno. Il celebre conduttore televisivo di quiz gli dice: “Sei triste. Non penso di averti mai visto triste”.

Ed è lo stesso Berlusconi a spiegare le ragioni della sua tristezza, lasciando tutti stupiti per il suo senso di amarezza.

L’ex Presidente del Consiglio spiega di essere finito all’opposizione e che non tutti lo amano come lo amavano prima. Berlusconi si vede perseguitato dai giudici, attaccato dai giornali e in quel contesto anche la vita privata non va affatto bene, perché la moglie Veronica lo vuole lasciare.

Ci ritroviamo di fronte ad una figura di Berlusconi che necessariamente si appresta a diventare vecchio, anche se lui assolutamente non vorrebbe.

Silvio Berlusconi e il senso di inferiorità

Ma Loro 2 non è soltanto l’espressione della tristezza di Silvio Berlusconi e, quindi, di un uomo che si ritrova alle prese con un senso di solitudine e di vecchiaia imminente, in cui tutto sembra andare storto. Loro 2 è anche l’espressione di un vero complesso di inferiorità.

Il “terremoto” che ha messo ko Silvio Berlusconi, secondo la visione di Sorrentino, può essere inteso in senso largamente metaforico, trovando un suo corrispettivo concreto nel terremoto vero e proprio che ha interessato L’Aquila nel 2009.

All’epoca dell’evento era passato poco tempo da quando Berlusconi era stato rieletto a Presidente del Consiglio. Quest’ultimo fatto era accaduto nel 2008, ma è come se Sorrentino volesse dire che con la decadenza di Berlusconi sono evidenti i segni di una decadenza che investe l’intero Paese.

Ecco perché il film fa riferimento anche ad una scena che riguarda il terremoto a L’Aquila del 2009: la statua di Cristo estratta da una chiesa distrutta, come si può vedere nell’ultima scena della pellicola.

Silvio Berlusconi e l’uso della psicologia

In quanto “venditore”, Sorrentino ci propone la figura di un Silvio Berlusconi capace di fare ampio uso dei mezzi psicologici per convincere e per tenere incollato il pubblico di fronte alla tv. Una televisione, come quella di Mediaset, che spesso riesce a risultare vincitrice basandosi sulla banalità.

E infatti un altro motivo conduttore del film è proprio quello della tendenza alla banalizzazione. Molte volte vediamo come il regista si lasci prendere la mano giocando su questa tendenza. Anche il fatto che Veronica vuole lasciare Silvio può essere visto al di là di un momento meramente drammatico.

E c’è una scena molto esplicita in cui viene proposto un dialogo tra Silvio e Veronica, che fanno il punto sul loro matrimonio. Si tratta di una sorta di tragedia farsesca che Sorrentino utilizza per non cadere nella trappola in cui sarebbe facile arrivare, facendo prevalere un giudizio morale che in questo film in effetti non c’è.

L’obiettivo non è infatti quello di distruggere un simbolo dell’Italia nemmeno dal punto di vista politico, ma è un altro: si tratta di riportare ad una forma umana la figura di Silvio Berlusconi e quindi di lasciare che il pubblico tragga da sé le proprie conclusioni su questo personaggio.

Al limite se ne può avere un effetto di neutralizzazione, raccontando la storia di un venditore che ha fatto di questo ruolo un elemento importante della propria vita.

Silvio Berlusconi in Loro 2 viene proposto così com’è, lasciando spazio alla nuda verità, anche quando si tratta di fare i conti con le barzellette, l’infantilismo e le canzoni napoletane.

In tutto traspare l’abilità del venditore, che lascia anche il tempo per quello che è. Veramente Silvio Berlusconi riesce a prevalere con questa sua abilità da venditore? Un interrogativo che anche alla fine del film rimane aperto, per lasciare spazio ad ampie riflessioni sulla fine di un’epoca, che non è soltanto quella del Berlusconismo, ma anche quella che interessa un intero Paese e un’intera generazione.

Siamo stati veramente una generazione di venditori, piazzisti senza regole che hanno agito per puro divertimento? È questo il concetto ultimo sul quale il film di Sorrentino vuole farci riflettere, perché ciascuno di noi ne tragga le opportune conclusioni.