La linea verticale: Rai vs Netflix con Mastrandrea

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la linea verticale

La Rai innova e rinnova il proprio comparto fiction con La linea verticale, la nuova serie televisiva in onda a partire dal 13 gennaio su Rai 3 con protagonista il degente Valerio Mastrandrea.

Solitamente, quando si pensa alle fiction Rai, si associa il palinsesto della TV di Stato immediatamente a Don Matteo, una delle serie più longeve e al contempo seguite dal pubblico.

Un’associazione che ha spesso dato fiato a luoghi comuni, sminuendo il lavoro della struttura fiction Rai guidata da Tinni Andreatta e che ha sfornato altri prodotti di successo come Non uccidere, Rocco Schiavone e La porta rossa.

In un panorama in cui Netflix è entrato prepotentemente nelle case degli italiani, la Rai non può di certo starsene con le mani in mano, pena la perdita di una fetta sempre maggiore di pubblico.

I propositi di rinnovamento devono trovare riscontro concreto nella realtà ed è proprio in questo discorso che si innesta La linea verticale, una serie tramite la quale la Rai mira anche a dare una spinta ulteriore a RaiPlay, la piattaforma online della TV di Stato che potrebbe rosicchiare quote di mercato proprio a Netflix, ormai un’icona a livello mondiale.

La linea verticale consta di 8 puntate da 30 minuti: il regista e sceneggiatore Mattia Torre è stato coadiuvato per questa creatura da Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico, con l’intento di mescolare ad arte le caratteristiche delle serie medical, dramma e commedia.

La linea verticale: la trama

Le vicende sono tratte dalla storia autobiografica del regista: il protagonista è Luigi (Valerio Mastrandrea), un 40enne sposato, con una figlia piccola e un altro pargolo in arrivo, che scopre di avere un tumore al rene. Nonostante Luigi debba ricoverarsi per farsi operare al più presto, non si percepisce un allarme patetico: l’avvio è tragico, ma viene affrontato con l’ironia tipica di Mattia Torre.

Nonostante abbia vissuto in prima persona questa esperienza, il regista riesce a stemperare i toni e strappare una risata anche nei momenti più seri e carichi di sofferenze.

L’isola felice dell’ospedale

Il reparto presso il quale si snodano le vicende de La Lina verticale è stato ricreato all’interno dell’Ospedale del Mare di Napoli ed è qualitativamente un’isola felice. Contrariamente a quelle corsie sporche e decadenti che si vedono spesso nei telegiornali, l’ospedale della fiction funziona eccome: quando ci sono delle eccezioni, delle eccellenze italiane, perché non metterle in risalto? “Mi piaceva raccontare un’eccellenza del pubblico – spiega lo stesso regista Torre – , perché è la realtà che ho avuto la fortuna d’incontrare io quando mi sono ricoverato”.

Attorno al malato Luigi, agiscono gli altri personaggi principali della serie, impersonati da Alvia Reale, Cristina Pellegrino e Raffaella Lebboroni, che svolgono i ruoli di infermiere, mentre tra i medici troviamo Ninni Bruschetta, Federico Pacifici e Antonio Catania.

Immancabile il paziente che le sa tutte, qualcuna più dei medici addirittura, come Giorgio Tirabassi, mentre Gianfelice Imparato ha il ruolo del portantino “nato stanco”. Un altro spaccato della modernità è rappresentato anche dal prete che di inclinazioni spirituali ne ha davvero poche, ossia Paolo Calabresi.