Perché il simbolo del Napoli Calcio è un asinello?

Ogni squadra di Serie A è associata a un simbolo. Anche il Napoli, dunque, che è universalmente associato alla figura dell’asinello. O del ciucciariello, per dirla in dialetto.

I tifosi più anziani del Napoli forse lo ricordano: fino a qualche tempo fa anche sul logo della maglia degli azzurri era visibile un cavallino rampante, da molti associato appunto all’asinello, in equilibrio su un pallone. Poi il simbolo è mutato e oggi rivela una “N”, che nell’ultima versione è diventata bianca su sfondo azzurro.

Simbolo Napoli Calcio - www.napolinewstoday.it
Ciucciariello Napoli (captured)

L’Associazione Calcio Napoli è stata fondata nel 1926, e il primo stemma ufficiale era un ovale celeste con un contorno giallo-oro. Al centro di questo spazio c’era appunto un cavallo rampante. Perché un cavallo? Perché quest’animale era il simbolo del Regno di Napoli, dove da secoli l’allevamento e il commercio di cavalli di razza era un elemento fondamentale e distintivo. Il cavallo non era un cavallo qualsiasi, ma un Persano, una razza sviluppata in provincia di Salerno e amatissima dai Borboni: veloce, resistente e ottimo per andare in guerra.

Tuttavia, ai tifosi napoletani, storicamente critici verso la loro squadra del cuore, quel simbolo non appariva adatto. Soprattutto agli inizi della storia del club, quando cioè la squadra faticava a macinare gioco e dare soddisfazioni al pubblico. Durante il primo campionato del Napoli, in 18 partite la squadra subì sessantuno goal e riuscì a portare a casa un solo punto! Due erano quindi le cose: o il cavallo portava sfortuna o bisognava associare la squadra a un simbolo più realistico.

Perché l’asinello è il simbolo del Napoli

All’epoca lo stadio si trovava nel rione Luzzatti. E in quella zona, all’inizio del Novecento si aggirava tale Domenico Ascione, detto don Mimì o Fichella, col suo asinello. Il soprannome Fichella derivava dal fatto che l’uomo commerciava in fichi.

Tutti lo conoscevano e lo prendevano in giro, perché era solito protestare con il suo asino, che non voleva sapere di mettersi in marcia. Un asino vecchio e pigro, dunque. Ma anche molto simpatico.

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Asino (Fonte: Pixabay)

Poi un giorno, un giornalista napoletano del settimanale satirico Vaco ‘e pressa, guardando l’asino sfaticato di Fichella scrisse che il cavallo rampante non era affatto adatto per una squadra così moscia: “Ato ca cavallo sfrenato, a me me pare ‘o ciuccio ‘e Fichella, trentatré chiaje e a coda fraceta!”. Ovvero: “Altro che cavallo rampante, questo Napoli sembra più simile all’asino di Fichella, trentatré piaghe e coda marcia“.

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E così, con molta autoironia, e per questioni scaramantiche, nel 1927, la società ha deciso di sostituire nello stemma il cavallo rampante quello del ciucciariello. E quell’asinello portò molta fortuna al Napoli, che divenne una delle squadre più forti del Meridione e poi d’Italia!

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