The resident, l’ultimo medical-drama che puo’ diventare cult

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È arrivata finalmente anche sugli schermi italiani, per la precisione nel palinsesto di Fox Life, The Resident, serie televisiva americana di Amy Holden Jones, Hayley Schore e Roshan Sethi, in onda negli Stati Uniti dal 21 gennaio scorso (dopo un episodio pilota della scorsa primavera).

LA TRAMA DELLA SERIE TV

La serie gira attorno alla storia del dottor Conrad Hawkins, medico tirocinante al terzo anno di lavoro, ma già molto apprezzato all’interno dell’organico del Chastain Park Memorial Hospital.

Il dottor Hawkins è un personaggio che abbiamo imparato a conoscere già in altri prodotti televisivi di questo genere: fascinoso, vagamente presuntuoso e arrogante, si comporta in maniera anticonvenzionale e molto diretta, sia con i suoi superiori che con i nuovi tirocinanti, a cui spegne in ogni modo – più o meno volontariamente – tutte le illusioni riguardo la “missione” che questi sognano di svolgere.

Una delle sue vittime preferite da questo punto di vista è Devon Pravesh, idealista e ottimista di natura, persino sognatore, ma che accanto a Hawkins comincia a cambiare lentamente prospettiva, capendo che la quotidianità della professione medica è ben diversa da quella che aveva immaginato durante i suoi studi e durante i primi approcci con la realtà ospedaliera.

Determinante nel contribuire a questo processo di disillusione è la figura del dottor Randolph Bell, capo del reparto di chirurgia, volto simbolo dell’ospedale e più richiesto tra i medici della struttura, ma ormai in calo dal punto di vista delle capacità e dell’efficacia, tanto da commettere diversi errori poi coperti dai colleghi a lui sottoposti (viene soprannominato “dottor Morte” per la tendenza a perdere più pazienti di quanti non riesca a curarne).

Per esempio la dottoressa Mina Okaf, nigeriana, ambiziosa, precisa e destinata a una grande carriera, ma frenata dal poter lavorare solo grazie a un visto temporaneo, e quindi perennemente sotto ricatto, più o meno esplicito, da parte dei suoi superiori; ancora, Nicolette Nevin, infermiera il cui lavoro è molto apprezzato, che ha proprio con Hawkins una relazione altalenante.

IL CAST

Oltre a Matt Czuchry, protagonista indiscusso della serie, e già sugli schermi televisivi con The good wife e Una mamma per amica, i nomi più interessanti e noti sono quelli di Manish Dayal (90210 e CSI), Bruce Greenwood (Elephant song, The Silent man e il recente successo di Steven Spielberg, The Post), ed Emily VanCamp (The Ring2, Capitan America, Law&Order, Brothers&Sisters).

Ancora, nel cast: Shaunette Renée Wilson, Merrin Dungery, Melina Kanakarede, Moran Atias.

LA CRITICA

Nonostante quello della realtà medica e ospedaliera sia un ambito ormai iper-narrato, la serie riesce a distinguersi rispetto ad altre esperienze cult del passato grazie ad alcune particolarità.

Su tutte il taglio un po’ cinico e disincantato che il telefilm impone rispetto al mondo della sanità, e in secondo luogo la capacità da parte dei personaggi di evolversi e stupire lo spettatore proprio quando questi credeva di sapere ormai tutto su ognuno di loro e di poter immaginare i loro comportamenti e le loro azioni.

Dopo ER Medici in prima linea, Dr. House e Grey’s Anatomy, abbiamo insomma un altro prodotto che ha tutte le potenzialità per diventare un “classico” del genere.