Netflix annuncia la seconda stagione di Suburra

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Netflix ha annunciato il ritorno di Suburra: La serie, la prima produzione originale italiana del colosso dell’infotainment. La seconda stagione di Suburra si preannuncia “sempre più ricca di azione, dramma e giochi di potere” e la decisione di proseguire è stata dettata dal successo ottenuto dal primo ciclo nel quale sono stati protagonisti Giacomo Ferrara, Eduardo Valdarnini e Claudia Gerini.

Scritta da Barbara Petronio, Ezio Abbate e Fabrizio Bettelli, la seconda stagione della serie televisiva tutta italiana sarà diretta nuovamente da Andrea Molaioli, stavolta coadiuvato Piero Messina.

Al centro delle vicende, ci saranno le nuove alleanze e i nuovi giochi di potere per il controllo del litorale romano, anche se non è ancora chiaro quanti episodi sono stati ordinati e quanti saranno disponibili su Netflix. Quel che è certo è che l’annuncio della seconda stagione di Suburra è stato accompagnato da un teaser che in poche ore ha collezionato migliaia di click e condivisioni tramite i social network, a conferma della grande attesa che c’è ormai attorno alle vicende romanzate sulla malavita laziale.

Ad ottobre del 2017, Netflix ha lanciato la prima stagione di Suburra in qualcosa come 190 Paesi, riscuotendo consensi un po’ ovunque. Al pubblico, dunque, piacciono molto le vicende che vedono al centro incroci tra la Chiesa, i politici corrotti e la criminalità organizzata che si dà battaglia per il controllo di Ostia e delle zone limitrofe. Confermate anche nella seconda stagione le presenze di Aureliano (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara), Lele (Eduardo Valdarnini), Sara Monaschi (Claudia Gerini), Amedeo Cinaglia (l’ambizioso politico Filippo Nigro) e il boss Samurai (Francesco Acquaroli).

La critica alle serie “malavitose”

C’è attesa su questa seconda stagione anche da parte della critica che continua ad evidenziare limiti e aspetti negativi delle serie ispirate a personaggi e gruppi malavitosi. È successo con Gomorra e anche con la prima serie della stessa Suburra: l’impressione di molti è che i boss siano dipinti come personaggi troppo affascinanti, quasi esempi da emulare da parte delle nuove generazioni, che rischiano di perdere il contatto con la realtà. A proposito della prima stagione di Suburra, la critica nel 2017 ha evidenziato come più che una serie ispirata al film originale, fosse una sorta di prosecuzione di Gomorra ma questa volta in dialetto romanesco anziché in gergo napoletano.

Spesso, infatti, al centro di questo tipo di serie televisive ci sono ragazzi che si depilano, che si fanno le sopracciglia ad ali di gabbiano e che si preparano all’azione quasi come se dovessero prima passare per il salotto di Maria De Filippi di “Uomini e donne”. Inoltre, spesso utilizzano un linguaggio ricercato, parlano per massime e citano motti “antichi”, dando quasi l’impressione di essere malviventi gentiluomini.

La produzione, da parte sua, deve raccontare una storia e deve assicurarsi che la stessa sia accattivante, ma a volte sarebbe meglio vedere in scena personaggi comuni, non affascinanti gangster. Poiché con questi personaggi non deve crearsi empatia, ma solo interesse distaccato giusto il tempo che si consumino le scene.