Sonda spaziale Juno: cosa ha scoperto su Giove

164
sonda spaziale juno su giove cosa e stato scoperto

La sonda spaziale Juno è stata lanciata dalla Nasa, con l’obiettivo di studiare il campo magnetico di Giove. La sonda su Giove è stata lanciata il 5 agosto 2011 dalla Florida.

Grazie a Juno abbiamo potuto vedere spettacolari immagini di Giove e saperne di più sulla cosiddetta macchia rossa. Ma che cosa ha scoperto in dettaglio la sonda sul pianeta Giove? Il programma per mettere in orbita questa sonda ha previsto la realizzazione di missioni spaziali molto specializzate.

Fra gli obiettivi principali non c’è stato soltanto quello di studiare i campi gravitazionale e magnetico del pianeta. Infatti Juno ha dovuto anche misurare la composizione dell’atmosfera, il profilo di velocità dei venti e l’opacità delle nubi.

Un altro obiettivo interessante che si sono posti gli scienziati attraverso la sonda spaziale Juno è stato quello di analizzare la struttura tridimensionale della magnetosfera dei poli.

Le scoperte della sonda Juno

La sonda spaziale Juno ha permesso di realizzare importanti scoperte che riguardano alcuni aspetti particolari del pianeta Giove. La sonda spaziale è riuscita a riprendere le aurore del sistema solare, quelle più ampie che si possono vedere nel nostro sistema solare.

Ha consentito di disporre di immagini spettacolari di queste aurore polari di Giove, che si generano in maniera magnifica in seguito al fatto che questo pianeta ha il campo magnetico più forte di qualsiasi altro pianeta in orbita attorno al Sole.

Juno ha cercato di capire se Giove abbia un nucleo. Gli scienziati a questo proposito non sanno ancora se si tratti di una superficie solida. Secondo le teorie prevalenti, Giove avrebbe un nucleo costituito da idrogeno metallico vorticoso. Ma in realtà non si sa bene che cosa si nasconda sotto tutte le macchie.

Juno ha avuto il compito anche di cercare eventuale presenza di acqua sul pianeta. Non è affatto un obiettivo di poco conto, perché in questo modo gli studiosi possono avere a disposizione più elementi per capire quando si è formato Giove e com’erano le caratteristiche del sistema solare primitivo.

La missione di Juno ha dovuto affrontare parecchi pericoli. Infatti non dobbiamo dimenticare che il pianeta sul quale è stata mandata ha un intenso campo magnetico. La sonda spaziale avrebbe potuto anche essere danneggiata dalle radiazioni.

Per quanto riguarda la macchia rossa, quella sorta di occhio che è possibile vedere in tutte le immagini di Giove, in seguito ai dati forniti dalla sonda spaziale, gli scienziati hanno supposto che quella formazione può essere considerata una vera e propria tempesta in corso nel sistema solare, che non accenna a fermarsi ormai da tre secoli.

Le caratteristiche di Juno

Il lancio di Juno, come abbiamo specificato sopra, è avvenuto il 5 agosto del 2011, per mezzo di un razzo. La sonda è arrivata su Giove cinque anni dopo e la fine della sua missione era programmata proprio per il 2018. La sonda si è inserita in un’orbita polare attraverso un periodo che è durato 11 giorni e doveva completare 32 orbite attorno a Giove.

Molto caratteristico è il fatto che questa sonda sia stata dotata di pannelli solari. Solitamente le sonde che vengono mandate nello spazio si muovono grazie ad un rifornimento di energia radioattiva.

Per Juno gli scienziati hanno operato una scelta differente, costruendo e installando sulla sonda in questione tre grandissimi pannelli solari. Il più lungo è in grado di coprire circa 24 metri quadrati. Accanto ai moduli solari si è provveduto a costruire delle tecnologie molto innovative che danno la possibilità a questa sonda di sfruttare continuamente energia ricavata dal Sole.

ingegneri-a-lavoro-per-la-costruzione-della-sonda-juno.jpg

Proprio grazie ai dettagli tecnologici di cui Juno è dotata, la sua orbita attorno a Giove non la porta mai nella zona d’ombra e quindi riceve sempre a disposizione i raggi solari per il suo approvvigionamento. Secondo ciò che hanno stabilito gli studiosi, Juno avrebbe completato la sua missione immergendosi proprio all’interno del pianeta che ha analizzato.

Relativamente a Giove, però, non si può parlare di vero e proprio schianto, perché Giove è un pianeta gassoso. Comunque Juno non è la prima sonda che è finita all’interno del pianeta. Già precedentemente la sonda spaziale Galileo, che ha studiato il pianeta gassoso tra il 1995 e il 2003, ha concluso la sua missione nello stesso modo.

All’interno di Juno hanno viaggiato anche tre figure in forma di pupazzetti Lego, fra cui due che rappresentano Giunone, la dea da cui ha preso il nome la sonda.

Gli strumenti scientifici di Juno

Molto caratteristici ed essenziali gli strumenti scientifici presenti all’interno della sonda spaziale Juno. Essa contiene un radiometro, per sondare l’atmosfera profonda di Giove attraverso le onde radio. Attraverso l’uso di una fotocamera e di uno spettrometro, Juno ha analizzato gli strati superiori dell’atmosfera, servendosi anche del Jiram, il Jovian Infrared Auroral Mapper.

Non dobbiamo dimenticare l’FGM, che ha svolto un ruolo fondamentale nel mettere a punto gli studi sul campo magnetico, cercando anche di determinare quali sono le dinamiche del nucleo del pianeta gassoso. Fra gli altri strumenti scientifici principali di Juno, possiamo ricordare l’ASC, che ha permesso a Juno di orientarsi nello spazio, tenendo conto di complesse osservazioni stellari.

scheda tecnica componenti della sonda spaziale juno

Il JADE ha studiato la struttura del plasma intorno alle aurore di Giove, cercando di analizzare la distribuzione e la composizione delle particelle cariche della magnetosfera polare. Attraverso il GSE, Juno ha avuto la possibilità di misurare dettagliatamente il campo gravitazionale di Giove e di mandare avanti esperimenti di radioscienza. Questi ultimi hanno utilizzato sistemi di telecomunicazioni per mandare sulla Terra dei dati che riguardano la posizione precisa della sonda spaziale rispetto a Giove.

Attraverso il WAVES, si sono potute identificare le regioni delle correnti presenti nelle aurore, per definire in maniera dettagliata le emissioni radio di Giove e per spiegare quel processo di accelerazione che subiscono le particelle presenti nell’aurora.

Attraverso l’UVS, si sono registrati le lunghezze d’onda, la posizione e il tempo di arrivo dei fotoni ultravioletti per ottenere immagini delle aurore nella magnetosfera polare. Il JEDI ha misurato l’energia e la distribuzione angolare di vari elementi chimici, come idrogeno, elio, ossigeno e zolfo, evidenziando anche altri ioni presenti nella magnetosfera polare di Giove.