Nato a Casal di Principe: recensione del film sulla storia di Paolo Letizia

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nato a casal di principe il nuovo film di bruno oliviero

Nato a Casal di Principe è un film sulla storia di Paolo Letizia. Un film che molti considerano d’azione, ma che è molto di più, considerata la grande esperienza di Bruno Oliviero nel documentario.

Il prodotto cinematografico, di cui vi proponiamo la recensione, racconta del rapimento di Paolo Letizia, presentandoci la figura di un fratello ossessionato dal trovare il parente scomparso.

Questo personaggio finisce con lo scontrarsi con tutti e con il non trovare mai un senso di tranquillità. Perfino il padre, gli amici e la criminalità organizzata sembrano fargli da ostacolo, ma lui fa di tutto per non lasciare intentato il raggiungimento del suo obiettivo.

Nato a Casal di Principe è un film d’azione?

Il dibattito sull’argomento è molto acceso e molti si chiedono se davvero Nato a Casal di Principe possa essere considerato un vero e proprio film d’azione oppure se debba rientrare nella categoria del docu-film. Valide appaiono le motivazioni di entrambi i sostenitori dell’una e dell’altra tesi.

Alcuni sostengono, per esempio, che non possa essere considerato un vero e proprio film d’azione perché, dopo la ricostruzione della sera in cui è avvenuto il rapimento, si continuano a seguire delle piste che in realtà non porteranno mai a nulla. Basti pensare alla presunta cartolina che arriva dalla Spagna e che sembra indicare la presenza di Paolo Letizia proprio in quel Paese.

nato a casal di principe con gianfranco gallo e daniela finocchiaro

Ma anche questa si rivela semplicemente un’ipotesi che non porta a nessun risultato finale. Ecco perché molti altri affermano che, proprio in seguito all’immobilità in cui tutto regna, questo film non possa essere considerato d’azione.

Eppure Nato a Casal di Principe, proprio per la sua trama e con tutto il cast degli attori che ne fa parte, ha tutte le carte in regola per essere considerato un film improntato ad una storia ricca di colpi di scena, che nulla tralascia per quanto riguarda l’azione.

Nato a Casal di Principe è un film di denuncia?

Un altro dibattito molto interessante nato intorno a questo film è quello che riguarda l’opportunità di considerarlo un prodotto che rientri perfettamente nelle caratteristiche del cinema di denuncia. La risposta in questo caso non può che essere affermativa. All’interno del film, infatti, un ruolo di primo piano spetta al territorio in cui è ambientato.

Quest’ultimo può essere considerato il vero protagonista più degli stessi protagonisti. Attraverso la ricerca dell’uomo rapito, abbiamo la possibilità di portare avanti un’esplorazione di tutto il territorio.

Possiamo vedere da vicino le case, l’atmosfera che regna in esse, riceviamo testimonianze di altre persone che sono alla ricerca di parenti scomparsi e ci si accorge che tutto il territorio circostante è dominato da una certa dimensione di sospensione, che diventa tipica ad un certo punto dei protagonisti.

È come se tutti fossero sospesi in cerca di qualcuno. Si tratta di un luogo in cui la gente scompare e si percepisce la presenza di due “tipi di criminalità”: da un lato quella che ha rapito Paolo Letizia, dall’altro quella che invece sembra voler aiutare i parenti a ritrovarlo.

Ma qual è il ruolo dello Stato in tutta questa situazione? Lo stesso padre dello scomparso vorrebbe rivolgersi ad un certo punto all’autorità statale, la quale appare completamente assente nello svolgersi della trama.

La rabbia e la presa di coscienza

Nato a Casal di Principe è prima di tutto il racconto di una tragedia familiare alle prese con il tentativo di risolvere un mistero, che sembra nascondere ombre inquietanti. Ognuno cerca di apportare un suo contributo come meglio sa fare. La madre del rapito tenta con le preghiere e con la visita ad una veggente.

Il padre chiede aiuto a parenti e ad amici. Amedeo, il fratello, dapprima cerca la collaborazione di un boss suo coetaneo, poi tenta di mettere a punto una vendetta insieme al cugino e all’altro fratello, senza risultato. In tutto questo traspare un senso di rabbia a cui segue la presa di coscienza che ormai tutto è perduto.

E molti hanno visto proprio in questo il senso ultimo, il significato fondamentale a cui questo film dovrebbe portarci a riflettere. Ma è lecito comunque chiedersi: è veramente tutto perduto? Quel territorio e quello spazio di cui il film ci parla hanno ancora le potenzialità giuste per far emergere qualcosa di positivo, una speranza per il futuro?

Quindi viene fuori un altro grande tema del racconto. Si tratta di quello che punta sulla speranza. La storia di Paolo Letizia, come quella delle altre vittime della criminalità organizzata nel corso degli anni, può rappresentare un punto d’inizio per una riflessione incentrata sulle possibilità che ci sono per il cambiamento, che dovrebbe interessare tutto il nostro Paese. È come se Nato a Casal di Principe ci volesse suggerire che in Italia qualcosa deve cambiare, che siamo alla ricerca di una speranza per il futuro.

Il suo ritrovamento non sarebbe altro che il rintracciare un modo per cambiare. Soltanto in questo modo si acquisirebbe la consapevolezza di una dinamica molto più ampia, una cognizione vera e propria anche su che cosa sono spinti e animati i personaggi ad agire.

Il film è tratto da un libro, che narra proprio la storia del 21enne Paolo Letizia, figlio di buona famiglia, di natura scapestrata, che è stato sequestrato da un gruppo di uomini armati una sera e non è mai stato ritrovato. Di lui si sono perse completamente le tracce, visto che non è stato ritrovato né vivo né morto.

Proprio attraverso il coinvolgimento creato dalla trama del film, verrebbe voglia di leggere il libro da cui è tratto, anche per scoprire l’amara verità che in fin dei conti sta nascosta dietro questa storia inquietante. Soltanto di recente alcuni pentiti hanno rivelato una verità terribile, anche se tuttavia il corpo del ragazzo non è stato mai riconsegnato alla famiglia.

Ci ritroviamo, quindi, alle prese con l’approssimarsi di una verità che stenta a venir fuori, ma che, a leggere tra le righe, è perfettamente desumibile.

Quali saranno poi le riflessioni che ciascuno di noi potrà trarne dalla trama e dal racconto, è lasciata libera interpretazione, tra la denuncia e la documentazione.