Euforia: recensione del film di Valeria Golino

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euforia il nuovo film di valeria golino

Euforia è il film che la regista Valeria Golino è riuscita a portare al Festival di Cannes. Per l’occasione è stato inserito all’interno di una sezione molto particolare che si chiama “Un certo sguardo”.

Non poteva esserci definizione più adatta per questo prodotto cinematografico, dal quale la regista vuol fare trasparire una sua personale visione del mondo. E non possiamo che essere colpiti da questo modo di intendere la realtà. Non possiamo che sentirci particolarmente coinvolti in tutte quelle sensazioni che emergono dalla trama di Euforia. Ma andiamo nei dettagli e vediamo bene di che cosa si tratta.

La trama di Euforia

Euforia racconta la storia di Matteo, che da Nepi si è trasferito a Roma. Qui ha comprato una casa e può vivere liberamente il proprio orientamento sessuale. Matteo è un personaggio che colpisce per le sue caratteristiche peculiari. Può essere considerato un genio, ma allo stesso tempo una persona sregolata e frivola.

Matteo ha paura della morte e delle malattie, ma la vita stessa mette a dura prova questo personaggio, perché egli si ritrova a proteggere suo fratello Ettore dalla verità. Facendo in questo modo forse non fa altro che salvare anche se stesso. Contemporaneamente è mosso dal tentativo di recuperare un rapporto con un uomo molto schivo, che dimostra una personalità completamente all’opposto del suo carattere.

L’opposizione tra Matteo ed Ettore

Matteo ed Ettore sono proprio l’uno il contrario dell’altro. Il fratello di Matteo, a differenza della scelta del protagonista del film di andare a vivere in una grande città, sembra voler indugiare in quell’atmosfera sonnolenta tipica della provincia, che in qualche modo dà un certo tono rassicurante. Tutta la trama di Euforia gioca proprio sul contrasto fra questi due personaggi, anche se i due spesso vengono messi a confronto, in modo da far emergere ancora più evidentemente le loro differenze.

Eppure certe volte si ritrovano a scambiarsi per caso i ruoli, scoprendosi uniti da un’infanzia che hanno trascorso all’insegna del gioco e del divertimento. E allora Ettore e Matteo a volte hanno anche la possibilità di ritornare ad essere complici e a ridere un po’ su della realtà e di loro stessi. È proprio questo il senso ultimo di Euforia, il provare questa sensazione di ottimismo e di contentezza che nasce dalla constatazione di come non si possa essere sempre schematici ed obbedienti ad un ruolo predefinito.

Euforia vuole esprimere la sensazione di chi riesce sempre ad essere spontaneo, pur constatando l’imperfezione della vita. Ma come deve essere vissuta l’esistenza? Valeria Golino nel suo film sembra dirci che il senso della vita va preso così come viene, sia saltellando come Matteo che ritrovandosi a contemplare il cielo come fa Ettore a volte.

Ci possono essere dei momenti critici, ma ben presto questi vengono meno, per il ritrovarsi dei personaggi in un senso di trepidazione che poi, in ultima analisi, costituisce il filo conduttore principale di tutta la trama di questa pellicola. Soltanto così si possono trovare le risposte e le consolazioni oppure affidandosi al rispetto che fa sussistere contemporaneamente tutte le differenze senza giudizi.