Un altro pezzo di Sud è in pericolo: “La Doria” vuole chiudere

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stabilimento la doria gli operai durante operazioni di conserva

Lo stabilimento “La Doria”  pare costretto ad emigrare, le eccellenze del Sud, però, non devono sgretolarsi

Appaiono sempre più esigue le speranze per i lavoratori dello stabilimento “La Doria” di Acerra. La fabbrica, celebre per la produzione di ottimi sughi pronti, si avvia, infatti, alla chiusura mettendo a rischio ben 67 lavoratori. La speranza però, è risaputo, è l’ultima a morire e, forse, l’ultima è riposta proprio in Luigi Di Maio.

Solidarietà e supporto per “La Doria”

La lotta, che va avanti dallo scorso marzo, non è ancora riuscita a scongiurare la chiusura della fabbrica prevista per il 30 settembre, ma supporto, solidarietà ed interventi potrebbero ancora salvare le sorti dello stabilimento.

La fabbrica che produce 50 milioni circa di vasetti di sughi pronti riscontra, tra l’altro, estrema solidarietà anche da parte dei colleghi provenienti da altri stabilimenti del Sud e dalle più differenti forze politiche, locali e non.

Vincenzo De Luca, presidente della Giunta regionale, aveva dato disponibilità, lo stesso scorso marzo, a supportare la vicenda facendosi, infatti, promotore di un tavolo tecnico in grado di “valutare le occasioni derivanti dalla presenza del sito di Acerra nelle aree di crisi complesse e delle zone economiche speciali“.

La protesta dei lavoratori

Numerosi lavoratori dello stabilimento di Acerra “La Doria” attivarono già nel mese di marzo una forma di protesta contro la chiusura dello stabilimento effettuando un blocco stradale proprio ad Acerra. Si chiedeva, inoltre, il rilancio del suddetto sito con nuove strategie ed accurati piani di produzione.

stabilimento di acerra la doria

Le sorti dei lavoratori e le richieste

I lavoratori, quasi un centinaio, dovrebbero ad ogni modo essere reimpiegati in altri stabilimenti partner; questo è almeno quanto affermato dai vertici aziendali nel corso di un incontro svoltosi in Regione proprio per la risoluzione della problematica.

Le rsu Giovanni Mariniello (Uil) e Michele Gaglione (Cgil), inoltre, dichiararono: “Chiediamo un incontro urgente con i proprietari della società –  siamo disposti ad andare ad oltranza, fino a quando i proprietari non ascolteranno le nostre istanze.

Sia la Regione Campania che l’amministrazione comunale di Acerra, hanno dato piena disponibilità per preservare il sito produttivo, dove le maestranze lavorano su tre turni. Non abbiamo mancanza di commesse, né c’è cassa integrazione.

Ma i vertici aziendali stanno investendo in un nuovo sito produttivo a Parma, perché, ci hanno spiegato, qua ad Acerra hanno una perdita di circa 3 milioni di euro”.

L’intervento di Luigi di Maio

Tuttavia, è importante sottolineare che la società, ad oggi, non attraversa periodi di particolare difficoltà economica, ma che sta decidendo di investire su Parma proprio per andare a scongiurare le perdite scaturite dallo spostamento delle materie prime lavorate e da inscatolare.

luigi di maio vicepremier

Luigi di Maio, a tal proposito, ha incontrato i vertici aziendali intenti alla chiusura dello stabilimento di Acerra ed allo spostamento dei suoi dipendenti presso altri siti quali Fisciano, Sarno ed Angri ponendo estrema attenzione sulla necessità di creare e mantenere presidi imprenditoriali al Sud, specialmente, nelle aree ritenute più depresse.

Sono sempre più numerose, infatti, le aziende del terziario di mercato che interrompono l’attività e sempre meno risultano anche le nuove aperture. Da un dossier dell’Osservatorio sulla demografia delle imprese a cura dell’Ufficio Studi, si evince che nei primi dieci mesi dell’anno 2014 sparirono ben 260 imprese del terziario al giorno, vittime anche della crisi dei consumi e che  settori più colpiti furono proprio quelli appartenenti al commercio alimentare.

La Doria non è, dunque, l’unico stabilimento a rappresentare il decadimento ed il disgregamento di alcune eccellenze campane, ma è sicuramente un tassello importante ed unico per la riconsiderazione di una faccenda che va, quanto prima, risollevata.