Sentenza d’appello “Mondo di Mezzo”: 18 anni a Buzzi e 14 a Carminati

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Ribaltata dai giudici la sentenza di primo grado del processo Mondo di Mezzo, ridotta la pena degli imputati

Dopo ben cinque ore di camera di consiglio ed una sentenza ribaltone si è riconosciuta e confermata l’associazione mafiosa per Massimo Carminati e Salvatore Buzzi.

La deliberazione della Corte, basata sull’art. 416 bis del codice penale, riconosce, dunque, la mafiosità dell’associazione Mafia Capitale ai due vertici Massimo Carminati, ex Nar, e a Salvatore Buzzi, il re delle cooperative rosse; ma la terza sezione della Corte d’Appello di Roma ne ha effettivamente capovolto la sentenza.

Il ribaltone

La terza sezione della Corte d’Appello di Roma ha, infatti, ricnosciuto per gli imputati del processo Mondo di Mezzo l’associazione a stampo mafioso, ma ne ha anche ridotto la pena con una diminuzione dai 20 anni del primo grado ai 14 anni e sei mesi attuali per Massimo Cariminati e  dai 19 anni del primo grado a 18 e 4 mesi attuali per Salvatore Buzzi.

Per gli imputati, entrambi in carcere dal lontano dicembre del 2014, la sentenza è stata, dunque, ribaltata. Alla decisione della Terza Corte d’Appello, presieduta dal giudice Claudio Tortora, ha assistito anche Virginia Raggi, il sindaco di Roma.

Altri imputati

I giudici della Terza corte d’Appello hanno riconosciuto l’associazione a stampo mafioso, l’aggravante mafiosa e concorso esterno anche per gli mputati Giovanni Lacopo, Roberto Lacopo, Michele Nacamulli, Franco Panzironi, Carlo Pucci, Fabrizio Franco Testa, Claudio Caldarelli, Matteo Calvio, Claudio Bolla, Riccardo Brugia, Emanuela Bugitti. Condannati, inoltre, anche Paolo Di Ninno, Agostino Gaglianone, Alessandra Garrone, Luca Gramazio, Carlo Maria Guaranì. Assolti, invece, Sergio Menichelli, Daniele Pulcini, Stefano Bravo, Pierino Chiaravalle, Giuseppe Ietto e Nadia Cerrito. Confermata anche  l’assoluzione di Salvatore Ruggiero e Rocco Ruotolo. Patteggiamento invece per Luca Odevaine.

Espiazione di pena e libertà vigilata

Per Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, condannati quindi a pene superiori ai dieci anni, è stata applicata anche la libertà vigilata per i tre anni a seguire l’espiazione della pena.

Il Procuratore generale Giovanni Salvi

Giovanni Salvi, il procuratore generale, rende noto che: “La Corte d’Appello di Roma ha accolto l’impugnazione della Procura Generale e della Procura della Repubblica di Roma e ha riconosciuto il carattere mafioso dell’associazione.

Questo è il punto di arrivo di un intenso impegno e al tempo stesso di partenza. La consapevolezza dell’esistenza anche a Roma e nel Lazio di forze criminali in grado di condizionare la vita economica e politica e di indurre timore nella popolazione resta il centro di riferimento delle iniziative giudiziarie, che devono necessariamente essere accompagnate dalla crescita della coscienza civile e dal risanamento della struttura della pubblica amministrazione”.

L’intervento di Virginia Raggi

Il sindaco Virginia Raggi, che ha assistito alla decisione ed alla lettura delle sentenze, si esprime a riguardo dell’indagine “Mondo di Mezzo affermando: “Questa sentenza conferma la gravità di come il sodalizio tra imprenditoria criminale e una parte della politica corrotta abbia devastato Roma.

Conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che bisogna tenere la barra dritta sulla legalità. È quello che stiamo facendo e continueremo a fare per questa città e i cittadini”.

Il commento di Mirko Coratti

Non mancano anche le opinioni contrastanti, Mirko Coratti, imputato Mondo di Mezzo per un’unica contestazione di corruzione, afferma: “Nonostante il ridimensionamento e la riduzione della pena non posso essere soddisfatto.

Lo sarò solo quando verrà accertata la mia assoluta innocenza per la quale continuerò a lottare finché vivrò, sempre nel più assoluto rispetto delle regole e dei provvedimenti emessi dalle autorità giudiziarie.

Io non ho mai fatto mercimonio delle mie funzioni istituzionali e ho sempre vissuto l’impegno politico con serietà e passione. Pur rammaricato, continuo a nutrire fiducia nell’accertamento della verità”.