I lavoratori della Samir di Napoli: senza stipendio da più di 3 mesi

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Dalla nota della Cub Trasportatori si evince la dura situazione dei dipendenti della Samir: “Chiediamo rispetto”

Dalla triste nota della Cub Trasporti, coinvolta nella complessa situazione dei dipendenti della ditta Samir, si evince che i dipendenti della ditta Samir non percepiscono lo stipendio da oltre tre mesi.  La nota, infatti, riporta a chiare lettere una dura situazione che rasenta, ormai, l’insostenibile.

La nota della Cub Trasporti

“La situazione è insostenibile ormai. Qualcuno aspetta l’irreparabile per intervenire. Passano i giorni, ormai anche i mesi, ma di risoluzione del problema non se ne parla proprio. Purtroppo nessuna soluzione viene data ai lavoratori degli appalti di servizio della CTP gestita dalla società Samir Service.

Da mesi ormai sono senza stipendio, per molti di loro questa è l’unica fonte di sostentamento famigliare. Sono in attesa che la politica si decida a passare dalle promesse ai fatti ma purtroppo restano solo le promesse di un’amministrazione pinocchia”.

Il comportamento della società Samir

La nota sottolinea, inoltre: “Non è di meno il comportamento  scorretto della società Samir; questa vuole fare società imprenditoriale senza investire nulla, a rischio zero. Va detto, ad onor del vero, che la società Samir  non viene pagata da CTP da diversi mesi. Samir vuole prima riscuotere e poi forse deciderà se si pagherà o no i lavoratori.

Per noi come O.S. questo è inammissibile. Sempre come O.S., vista la mancanza del committente in erogare il pagamento dei servizi, abbiamo chiesto che vengano applicati i poteri sostitutivi così come previsto dal  Decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207, ma la Samir in forma miope ed irresponsabile si oppone, obbligando in questo modo i 26 lavoratori dell’appalto, tutti padri di famiglia, a restare senza salario per poter dare da mangiare ai propri figli, venendo in questo modo vessati ed umiliati, mettendo inoltre a rischio la salute e l’incolumità sia dei lavoratori che dei propri famigliari – la nota, infine, conclude – Essere un lavoratore precario degli appalti di pulizia dei servizi non è il massimo, ma nulla e nessuno può giocare con il nostro futuro e quello dei nostri figli. Chiediamo rispetto”.