Governo, Di Maio e Salvini provano a spostare l’asse

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di maio e salvini al governo

Cinque Stelle e Lega sono molto preoccupati di perdere consensi in questa fase decisiva, e così i loro leader continuano a insistere sulla linea portata avanti in campagna elettorale.

Si annuncia intanto battaglia in Parlamento sul Decreto Dignità, con la maxi manovra economica all’orizzonte

Sembra un quotidiano duello mediatico, quello tra il ministro degli Interni, Matteo Salvini, e quello del Lavoro, Luigi Di Maio. Se entrambi puntano a far pendere l’ago della bilancia di governo verso il proprio partito, dall’altro lato il botta e risposta mediatico comincia a prendere le mosse di una campagna elettorale perenne, che rischia di durare ancora per molto.

Di Maio: reddito di cittadinanza con la legge di bilancio

Le voci di contrasti interni sulla prossima manovra economica non aiutano certo a mantenere il clima sereno. Il ministro per lo Sviluppo economico e vicepremier Di Maio ha provato così a rasserenare gli animi, cercando anche di mantenere saldi i mercati, sempre più a rischio: «Non c’è bisogno di nessuno strappo con l’Unione Europea, ma di un dialogo decisivo e sincero per riuscire a ottenere delle cose», ha dichiarato.

Ciò non toglie che tanto i Cinque stelle, quanto la Lega, intendono andare avanti sulla linea dell’ultima campagna elettorale, quindi rispettivamente su reddito di cittadinanza e flat tax. «Il nostro obiettivo – ha spiegato Di Maio – è realizzare entrambe le cose con la legge di bilancio.

Allo stesso tempo porteremo avanti le politiche di dialogo con l’Unione Europea e quelle di spending review e riorganizzazione della spesa pubblica». Per quanto riguarda invece le polemiche montate sul possibile aumento selettivo dell’Iva, Di Maio liquida la questione bollandola come una “fake news”.

Salvini: una rivoluzione sulle tasse

Da un virgolettato all’altro, ecco che arriva la risposta di Matteo Salvini, direttamente dalla Festa della Lega in Romagna. Il leader della Lega preannuncia una rivoluzione sulle tasse, «la stessa che sto facendo da quando ci siamo insediati sui migranti».

Una linea, così come quella del vicepremier Di Maio, che abbisognerà di certo di ingenti risorse, che spetterà al ministro dell’Economia Giovanni Tria recuperare. Rimanendo, però, nei parametri fissati per i conti pubblici.

Lo scontro in Parlamento

La legge di bilancio potrebbe infatti superare i venti miliardi di euro, senza comunque alcuna certezza di finanziare tutte le promesse fatte in campagna elettorale, e ancora oggi che il governo è attivo.

Entrambi i partner dell’esecutivo insistono infatti sulla semplificazione di fisco e burocrazia, senza mollare un centimetro su reddito di cittadinanza (Movimento 5 stelle) e flat tax (Lega), magari da collegare alla Finanziaria.

Le opposizioni annunciano intanto battaglia, tanto che anche Forza Italia si scaglia contro l’ex compagno di coalizione Salvini, accusandolo di non voler realizzare la flat tax così come era prevista dal programma originario del centrodestra.

Il Partito Democratico, invece, mette l’accento sullo spread, già a “livelli di guardia”, e sulla perdita di posti di lavoro che sarebbe causata dall’entrata in vigore del cosiddetto Decreto Dignità. Nel frattempo, su quel fronte, gli emendamenti arrivati al Senato sono quasi settecento. Si preannuncia una battaglia fino all’ultimo voto. Come sempre d’altronde.