Coronavirus, l’epidemiologo Lopalco: “Picco? Tutto dipende dal rispetto delle regole”

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Sull’emergenza coronavirus Pier Luigi Lopalco, epidemiologo: “Picco? Tutto dipenderà da quanto sono state rispettate e quanto possano essere efficaci le misure applicate nei giorni scorsi.

In diretta a ‘Punto Nuovo Sport Show’, trasmissione con Umberto Chiariello in onda su Radio Punto Nuovo, è intervenuto sull’emergenza coronavirus  Pier Luigi Lopalco, epidemiologo: “Picco? Tutto dipenderà da quanto sono state rispettate e quanto possano essere efficaci le misure applicate nei giorni scorsi.

Oggi stiamo cominciando a vedere casi in aumento che si sono infettati nei giorni precedenti al blocco sugli spostamenti personali. Se questo aumento comincerà a rallentarsi, significa che il blocco sta funzionando. Se questo metodo continuerà senza nessun rallentamento le nostre strutture sanitarie ne potrebbero risentire. Ciò che ci fa stare più tranquilli rispetto ai colleghi del Nord, è stata la possibilità di prepararci, loro sono stati presi d’improvviso.

Ci auguriamo fermamente che quest’ondata non arrivi anche al Sud. Bisognerà avere una dotazione di posti per far fronte ad un’ondata di polmoniti. Il cittadino comune non deve usare i guanti, li usano gli operatori sanitari per proteggersi e proteggere i pazienti in alcune manovre. Quando tocco una superficie contaminata con i guanti e con gli stessi mi tocco naso, bocca, occhi, sono contagiato: non vanno utilizzati nelle situazioni comuni”.

Sull’uso di mascherine?

Sulle mascherine bisogna ricordare un altro principio: servono per proteggere gli altri. Se abbiamo sintomi, in casa mettiamo la mascherina, o se si fa assistenza ad un anziano. Il virus non si trova nell’aria, si contagia da persona a persona. Vedo tanta gente mettere la mascherina in situazioni inutili”.

Possono esserci ricadute?

“Ci sono stati casi in Cina e Giappone, diventando potenzialmente infetti. Se io mi ammalo e guarisco, avrò degli anticorpi che mi proteggeranno, ma non sappiamo quanto dura l’immunità. In Cina ci sono volute sei settimane con quel livello di chiusura per poter rallentare l’epidemia, tutti chiusi a casa. Questo è l’unico modello di riferimento, sulla base di quello possiamo immaginare cosa può succedere in Italia”.