Made in italy: il nuovo film di luciano ligabue in versione regista

380
made in italy il nuovo film di ligabue

“Non c’è due senza tre” recita un noto proverbio nostrano e Luciano Ligabue, tra i più importanti cantanti del panorama italiano, sembra averlo preso alla lettera; dopo il successo di “Radiofreccia” (del 1998) e il meno fortunato “Da zero a dieci” (del 2002) torna al cinema con il terzo film da regista: Made in Italy che esordisce nelle sale dal 25 gennaio.

Ad accompagnare Ligabue in questo nuovo viaggio torna una sua vecchia conoscenza: Stefano Accorsi, già protagonista di Radiofreccia insieme ad altri attori famosi come Serena Grandi, che insieme a Kasia Smutniak è tra gli attori principali della pellicola. Per il cantante, in veste di regista, nato a Correggio (Bologna) questo sarà un bel banco di prova che farà oscillare la bilancia verso il successo, come al suo film di esordio, o verso il flop come avvenne nel secondo tentativo.

Intervistato, Luciano Ligabue ha rilasciato una serie di dichiarazioni sul film partendo da una battuta circa il suo ritorno come regista dopo 16 lunghi anni; il cantante emiliano ha, scherzosamente, addossato le colpe della sua assenza al cinema a Domenico Procacci (produttore e fondatore della Fandango, nota casa di produzione) che non avrebbe risposto alle sue chiamate, per proporre nuove sceneggiature.

Ligabue, tornando serio, ha in realtà affermato che tra il ruolo di cantante e quello di regista la differenza sta nella complessità della gestione e che per dirigere un film serve tanta fatica, soprattutto psicologica; il noto artista parla di emozioni che se nella musica nascono in modo spontaneo, tanto da avergli regalato grandi successi in tanti anni di gloriosa carriera, in quello del cinema ci mettono sicuramente più tempo a venir fuori.

Made in Italy nasce in seguito ad un disco di Ligabue, dall’omonimo nome, uscito al termine del 2016 e che ha convinto il cantante a contattare Procacci e realizzare il nuovo progetto cinematografico; la storia si rifà molto allo stato attuale del nostro paese composto da mille contraddizioni che Ligabue, tuttavia, riesce ad apprezzare.

Il disco viene definito un “concept album” e richiede un ascolto totale per poter seguire un filo logico, una storia raccontata con l’aiuto delle note musicali e che Luciano Ligabue ha ben pensato di riprodurre sul grande schermo, anche per rendere tutto più semplice per quelli che ritenevano la storia complessa da seguire attraverso le varie canzoni del disco.

Il film, che può essere considerato sentimentale, racconta della storia di Riko un operaio di circa quarant’anni che è in crisi con la moglie Sara (Kasia Smutniak), con la quale è sposato da tanti anni; l’operaio (Stefano Accorsi) vive una vita molto semplice e normalissima ed è molto legato al suo paese, quell’Italia che Ligabue definisce incerta ma che non riesce a non amare (e Buonanotte Italia di dieci anni fa ne è la dimostrazione).

Il film è ambientato in Emilia e Riko e Sara, insieme al gruppo di amici che li circonda, vivranno proprio il contesto della cittadella emiliana e vedranno un Riko abbastanza insofferente, voglioso di cambiare aria, di allargare i propri orizzonti e non sentire più le cose della propria vita troppo strette; nel film, come racconta Ligabue, ci sarà proprio un percorso che il personaggio interpretato da Accorsi farà per cambiare un po’ la propria vita o comunque la prospettiva delle cose.

Il film, come spiega ancora il cantante, non ha anche una vena politica perché l’obiettivo è quello di raccontare l’Italia vista da persone semplici, quelli della sua terra che lo hanno accompagnato durante la propria vita, un film che dia anima e cuore a chi lo guarda e che nonostante i mille problemi, che il paese sta attraversando, possa far crescere sempre più il senso di appartenenza verso la propria terra, ricca di mille bellezze artistiche, culturali, storiche e naturali.

Made in Italy, quindi, si presenta come una scommessa per Luciano Ligabue e bisognerà vedere come gli italiani risponderanno rispetto alla visione o meno della pellicola.