Benedetta follia: Carlo Verdone al cinema tra passato e presente

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benedetta follia di carlo verdone

Torna nelle sale italiane Carlo Verdone con il nuovo film “Benedetta follia”, pellicola che richiama un po’ il passato cinematografico del regista romano; in questo nuovo film al suo fianco c’è Ilenia Pastorelli, ex gieffina, che dopo aver vinto il David di Donatello (come miglior attrice protagonista) in “Lo chiamavano Jeeg Robot” (film di debutto) è stata scelta da Verdone per un nuovo ruolo da protagonista.

 Proprio gli autori del film che hanno lanciato la Pastorelli sono al fianco di Carlo Verdone per questo film; Menotti (pseudonimo di Roberto Marchionni) e Nicola Guaglianone, infatti, hanno deciso di accettare la proposta di far parte della sceneggiatura insieme a Verdone. Probabilmente la scelta è ricaduta su questi due autori per cercare di lanciare qualcosa di nuovo, che potesse staccarsi un po’ dai personaggi e dalle pellicole del passato del regista romano (giunto a oltre quarant’anni di carriera) per poi guardarli con ironia e malinconia.

Benedetta follia è il ventiseiesimo film di Carlo Verdone ed è una sorta di celebrazione del passato, un richiamo di quel che è stato il Verdone attore in tutti questi anni; la storia racconta di un uomo single, che si sente solo e che, superata la mezz’età, non riesce più a credere nei sogni, nella svolta e che affida il suo cuore soltanto alla sua amata moto, un’Honda 650 quattro cilindri che è in grado di regalargli una pace interiore, uno stato di relax impareggiabile.

Il film parte dal passato e precisamente dall’estate del 1992 dove Guglielmo (nome del personaggio interpretato da Carlo Verdone), proprio a bordo della sua moto, prova a conquistare una giovane ragazza venticinquenne, che poi diventerà sua moglie. Nel giorno del 25esimo anniversario di matrimonio, però, Lidia (nome della moglie interpretata da Lucrezia Lante della Rovere) lascerà Guglielmo per un’altra donna, gettando nello sconforto l’uomo.

Già questo inizio, per i fan più accaniti di Verdone, fa tornare in mente Oscar Pettinari, il giovane che sognava di diventare un famoso attore di film d’azione, protagonista del film “Troppo forte” del 1986 per quanto sia l’opposto di Guglielmo, che invece ha un piccolo negozio di articoli religiosi (soprattutto per i cardinali e i vescovi), e che rappresenta un po’ la maturità cinematografica del regista e attore.

Alla ricerca di una candidata come commessa per il suo negozio arriva Luna (Ilenia Pastorelli) che è certamente lontana dal mondo ecclesiastico; la ragazza, infatti, rappresenta quella che viene definita la classica romana coatta, proveniente da Tor Tre Teste, che però prova ad aiutare Guglielmo alla ricerca di una nuova donna, che possa fargli dimenticare l’ex moglie Lidia.

Luna iscriverà Guglielmo su “lovit”, applicazione per single alla ricerca della loro anima gemella ma anche un po’ hot che porteranno, infatti, l’uomo ad incontri alquanto bizzarri e imbarazzanti; qui a spiccare sono tre donne: Ornella (interpretata da Maria Pia Calzone), Raffaella (interpretata da Paola Minaccioni) e Adriana (interpretata da Francesca Manzini).

Benedetta follia, inoltre, fa notare la presenza di due autori come Menotti e Guaglianone soprattutto nella scena che richiama un famosissimo film americano (Harry ti presento Sally) dove al ristorante Guglielmo e Adriana si trovano alle prese con uno smartphone in vibrazione (che diventa subito, involontariamente, un qualcosa di erotico).

Ancora ci sono due scene bollate dal marchio dei due autori: la prima è quando Guglielmo si trova a parlare con un Carlo Verdone dei tempi passati che lo critica sulle scelte mancate, sul non aver avuto il coraggio di vivere realmente e che lo invita a farlo; la seconda scena, invece, è quando l’uomo viene indotto ad assumere una pillola di ecstasy (e non di paracetamolo, come lui crede) e si trova a ballare circondato da suore e da preti in un ballo allucinogeno (la coreografia è stata realizzata da Luca Tommassini).

Benedetta follia, quindi, è un film molto carino, particolare, che consacra Ilenia Pastorelli e che permette a Carlo Verdone di continuare con la sua brillante carriera cinematografica ma con l’umiltà di ricercare sempre qualcosa di nuovo che possa attirare a sé il pubblico.