A processo la famiglia Cesaro. L’accusa è di voto di scambio

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armando cesaro e la famiglia cesaro indagati per voto di scambio

Secondo l’accusa, l’elezione di Armando Cesaro al Consiglio regionale sarebbe stata condizionata da una serie di promesse e favori elargiti sul territorio napoletano e della provincia.

In occasione di quell’elezione boom di voti per il figlio del senatore Luigi, diventato poi capogruppo di Forza Italia in consiglio.

Fu caratterizzata da un boom di preferenze, quasi un plebiscito, l’elezione di Armando Cesaro al Consiglio regionale della Campania. Tanto, forse, da insospettire gli inquirenti, che aprirono una inchiesta arrivata oggi a processo.

Rinvio a giudizio per Luigi, Aniello, Raffaele e Armando Cesaro

È notizia di questi giorni infatti il rinvio a giudizio per il senatore Luigi Cesaro, i suoi fratelli Aniello e Raffaele (già in carcere per un’altra inchiesta), e di suo figlio Armando, tutti appartenenti al partito Forza Italia, quest’ultimo addirittura capogruppo del partito al Consiglio Regionale campano.

Nell’ordinanza compare anche il consigliere forzista Flora Beneduce, oltre ad altre ventiquattro persone, tra cui politici, imprenditori e professionisti. La notifica prevede una citazione a giudizio diretto, attraverso un processo che comincerà, con grande attenzione mediatica, il 13 dicembre, presso la sede di Aversa del tribunale di Napoli Nord.

Elementi di inchiesta

L’inchiesta metterebbe in luce un sistema organizzato al fine di assicurare l’elezione di Armando Cesaro al Consiglio, attraverso una rete di favori e promesse capaci di consolidarne il consenso.

I reati risalirebbero al periodo pre elettorale, quindi tra il maggio e il giugno del 2015, in occasione della tornata che ha portato alla formazione dell’ultimo consiglio regionale, tuttora in carica.

Tra le promesse e i favori finiti sotto gli occhi della magistratura, la presunta raccomandazione per un praticante al fine di collocare quest’ultimo all’interno di un ufficio legale, o il pagamento di alcuni abbonamenti alla piscina di Portici, di proprietà della stessa famiglia Cesaro.

L’indagine, chiusasi lo scorso 20 gennaio, aveva portato una nuova accusa per voto di scambio alla famiglia, in concomitanza con la campagna elettorale per le ultime elezioni politiche. Dai dirigenti di Forza Italia, però, era arrivato l’ordine di blindare le candidature, che furono così confermate in blocco.

Dopo l’esperienza come presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro è in parlamento ininterrottamente dal 2013. Attualmente è senatore della Repubblica, eletto come capolista di Forza Italia nel colleggio Napoli-Salerno, per il proporzionale.

Le reazioni delle opposizioni

In attesa del processo, dura la reazione di tutte le opposizioni. Gennaro Saiello, capogruppo del Movimento Cinque Stelle al consiglio regionale, si scaglia in particolre contro il sistema della politica delle clientele e dei favori: «Al di là delle responsabilità che saranno chiarite in sede di giudizio, l’inchiesta rimanda a quel un sistema di becera politica e scambi di favori che stenta a tramontare.

Uno scenario, quello ricostruito e descritto dai magistrati, nel quale appare assodato che l’unica maniera per racimolare preferenze elettorali resta quella dei favori e di promesse di qualunque genere.

Nulla che abbia a che vedere con l’interesse della collettività e il bene comune».